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... un bambino africano, nato in Madagascar

2018/10/02
Lettera di Claudio Busatto ad un bambino del Madagascar

Da qualche anno sto cercando di diventare un’artista affermato, ma il mio quadro più bello ed emozionante fino ad ora non l’ho fatto io, questo potrebbe essere un problema per la mia carriera ed è tutta colpa di un bambino di 10 anni, un bambino africano, nato in Madagascar.
Un giorno nel 2015 sono partito con la bici, con l’idea assurda ed ambiziosa di attraversare l’intera isola Malgascia pedalando in solitaria, con un sistema di ingranaggi ideato da me attaccato alla bicicletta per poter disegnare la strada che facevo e “registrare” su di un foglio tutte le avventure che mi sarebbero capitate.
Ho percorso più di 700 km prima di incontrare Michael, un piccolo-grande artista, un bambino magrolino dai vestiti sporchi e bucati; gli sono bastati solo pochi giorni per portarmi via la carriera di artista e strapparmi un bel pezzo di cuore.
Sono rimasto circa una settimana ospite della comunità di padre Abel, a Majanga dove Michael passava la maggior parte del suo tempo, probabilmente per poter scappare da una sfortunata situazione famigliare ed economica.
Non parlavamo la stessa lingua ma vi posso assicurare che era simpaticissimo, riusciva a strapparmi un sorriso ogni volta che lo incontravo, ballava alla grande. Probabilmente pure io gli stavo in qualche modo simpatico, infatti era al mio fianco in qualsiasi parte andassi e solo dopo qualche giorno mi accorsi che avevamo qualcosa in comune: ad un certo punto gli uscì fuori dalla maglietta una collana, un semplicissimo cordoncino con una medaglietta uguale identica alla mia e lo stupore nel vedere questa coincidenza fu un’emozione enorme per entrambi. Chi se lo sarebbe mai aspettato? Quante probabilità c’erano di incontrare in Madagascar un bambino con la mia stessa collana? E tra tutti proprio lui che da giorni mi seguiva in ogni mia attività.
Un giorno ho tirato fuori la mia bici e ho cercato di spiegargli che cosa ci facessi in Madagascar, ma non credo di esserci riuscito, e poi quando ho attaccato quegli ingranaggi che tenevano una penna come fossero una mano meccanica alla bici gli si illuminarono gli occhi e capì subito che forse non ero così normale come sembravo e scoppiammo a ridere.
Michael mi guardava mentre facevo girare quegli ingranaggi che disegnavano il nostro incontro ed è stato lui a scegliere il colore da usare, ha scelto un verde acceso, il colore della speranza, probabilmente il suo colore preferito. Assieme abbiamo fatto quel disegno e giustamente lui ci ha messo la firma e ci mise pure la mano disegnandone il contorno.
Questo è il quadro del nostro incontro, un quadro che ha acquistato un valore impagabile quando ho scoperto che Michael non si faceva più vedere in giro, non ballava più e non sorrideva più. Michael è stato portato via da febbre gialla, non è stata diagnosticata in tempo e una settimana gli è stata fatale, aveva solamente 12 anni quando è venuto a mancare.
Credo che quel bambino, così dolce, curioso e allegro, avesse capito realmente il messaggio della mia arte, del mio viaggio in bici, quello che volevo dirgli anche se non parlavo la sua stessa lingua, la voglia di spingersi oltre, che anche un oggetto così semplice come la bici può diventare uno strumento per superare i nostri limiti, per esprimere noi stessi e dimostrare che credere nei propri sogni non costa nulla.

Buon viaggio artista!